LA VISIONE “ESTERNA” – THE OUTSIDE VISION


Spiegherò questo importantissimo concetto riportando le parole di uno dei libri che per me è, ed è stato, fonte di innumerevoli insegnamenti:

“Pensieri lenti e veloci” di Daniel Kahneman.

“Tanti anni fa convinsi i funzionari della Pubblica Istruzione ad inserire l’insegnamento del processo decisionale  e del processo di giudizio tra le materie scolastiche.

L’equipe che misi insieme comprendeva insegnanti di consumata esperienza, studenti di psicologia e Seymour Fox che era un esperto nello sviluppo di programmi di studio.

Per circa un anno ci incontrammo tutti i venerdì pomeriggio, preparammo una bozza del programma e scrivemmo i primi 2 capitoli. Pensavamo di aver fatto buoni progressi.

Un bel giorno mi venne l’idea di fare quello che pensavo fosse un semplice esercizio: pregai tutto il team di scrivere su un pezzo di carta una stima del tempo che avremmo impiegato per finire il programma.

Raccolsi le stime di ognuno e scrissi i risultati su una lavagna. Le stime più basse dicevano un anno e mezzo, quelle più alte 2 anni e mezzo.

Chiesi allora a Seymour (esperto in sviluppo di programmi) se conosceva altri team che avessero avuto la nostra stessa idea. Rispose che ne conosceva parecchi e che conosceva le loro storie in dettaglio. 

Gli chiesi poi se sapesse in quanto tempo quei team avessero completato il nostro stesso progetto… Seymour rimase zitto. Diventò rosso e alla fine disse: “Nessuno ha finito prima di 7 anni…qualcuno ci ha anche messo 10 anni”.

Poichè la speranza è l’ultima a morire lo incalzai: “Quando confronti le nostre risorse e competenze con quelle degli altri gruppi, noi a che livello siamo? Come ci classificheresti in un confronto con le altre equipe?”

Seymor stavolta non esitò purtroppo “Siamo sotto la media, ma non di molto”.

Fu una sorpresa per Seymour stesso che inizialmente si era orientato anche lui alla nostra stima ottimistica dei tempi.

Finchè non lo ero andato a provocare non gli era passato minimamente per la testa di confrontarci con gli altri gruppi.

Oltretutto la nuova previsione di durata ci pareva ancora irreale, vedevamo soltanto il nostro piano ragionevole che avrebbe dovuto produrre un programma in due anni, ma che contrastava con tutti i dati statistici di tutti gli altri gruppi.

Quindi seppur consapevoli di quei dati decidemmo di accantonarli subito!

AVREMMO DOVUTO RINUNCIARE AL PROGRAMMA QUEL GIORNO STESSO.

Sebbene nessuno di noi era disposto ad investire 7 anni in quel progetto, quel giorno commettemmo il gravissimo errore di non mollare tutto e anzi proseguimmo come se nulla fosse.

Alla fine finimmo il programma dopo 8 anni ma a quel punto l’interesse del Ministero della Pubblica Istruzione era sparito e quindi non venne mai usato”

Questo imbarazzante episodio rimase una delle esperienze più istruttive della mia vita professionale, ne ricavai tre importantissime lezioni:

  1. Considera sempre la visione esterna, non avere paura del confronto con gli altri
  2. Le nostre previsioni possono soffrire di una fallacia di pianificazione
  3. Non perseverare se l’impresa non vale la pena o richiede troppo tempo. Meglio mollare anche a metà l’opera piuttosto che fare errori sempre più gravi.

Spero che questo estratto ti sia stato utile, a me moltissimo…per questo ho deciso di condividerlo con te!

Ti aspetto per il prossimo articolo per altri consigli per migliorare le tue qualità… a presto! 😉

THE OUTSIDE VISION

I’d like to explain this very important concept by quoting the words of one of the books that for me is, and it has been, the source of countless teachings:

“Thinking, Fast and Slow” by Daniel Kahneman.

“Many years ago I convinced the officials of the Public Education to include the teaching of decision-making and the process of judging among the school subjects.

The team I put together included teachers, psychology students and Seymour Fox who was a program development expert.

For about a year we met every Friday afternoon, prepared a draft of the program and wrote the first 2 chapters. We thought we had made good progress.

One day I got the idea of ​​doing what I thought was a simple exercise: I asked the whole team to write on a piece of paper an estimate of the time it would take to finish the program.

I collected everyone’s estimates and wrote the results on a chalkboard. The lowest estimates said one and a half years, the highest two and a half years.

I then asked Seymour (program development expert) if he knew of other teams who had the same idea as us. He replied that he knew several of them and that he knew their stories in detail.

I then asked him if he knew how long it took those teams to complete our own project… Seymour was silent. He turned red and finally said, “No one finished before 7 years … some even took 10 years.”

Since hope is the last to die, I urged him: “When you compare our resources and skills with those of other groups, what level are we at? How would you classify us in a comparison with the other teams? “

Seymor this time unfortunately did not hesitate “We are below average, but not by much”.

It came as a surprise to Seymour himself that he had initially also oriented himself to our optimistic estimate of the times.

Until I went to provoke him it hadn’t crossed his mind to compare us with other groups.

Moreover, the new forecast of duration still seemed unreal to us, we only saw our reasonable plan which should have produced a program in two years, but which contrasted with all the statistical data of all the other groups.

So even though we were aware of those data, we decided to set them aside immediately!

WE SHOULD HAVE TO GIVE UP THE PROGRAM THAT SAME DAY.

Although none of us were willing to invest 7 years in that project, that day we made the very serious mistake of not giving up and on the contrary we continued as if nothing had happened.

In the end we finished the program after 8 years but at that point the interest of the Ministry of Public Education had disappeared and therefore it was never used “

This embarrassing episode remained one of the most instructive experiences of my professional life, I learned three very important lessons:

  • Always consider the outside vision, don’t be afraid to compare yourself with other people
  • Our forecasts can suffer from a planning fallacy
  • Do not persevere if the undertaking is not worth it or takes too long. Better to give up even halfway through the work rather than making increasingly serious mistakes.

I hope this excerpt has been useful to you, to me very much… that’s why I decided to share it with you!

I wait for you for the next article for other tips to improve your qualities … see you soon! 😉

Categorie:L'automiglioramento - The Self Empowerment

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